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  • Mario Rossi - L'uomo delle infinite Moschee

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    Mario Rossi, architetto romano celebrato in Egitto per le sue stupende opere religiose 


    Quando nacque, a Roma nel 1897, Mario Rossi non poteva prevedere che il suo futuro si sarebbe fermato per tanti anni nell'antico Egitto dei leggendari Faraoni. I suoi sogni erano quelli di un qualsiasi italiano nato a fine secolo e cresciuto nell'era liberale e progressista di Giolitti. Ma il richiamo del deserto avrebbe bussato alla porta del giovane tecnico nel 1921 sotto forma di  un nome circondato da un'aurea "famosa": Ernesto Verrucci. L'affermato architetto della cultura araba pensò proprio al ragazzo laureatosi all'Accademia della Belle Arti di Via Ripetta, per i suoi progetti decorativi dei palazzi pubblici egiziani, incontrando nel romano una naturale predisposizione per l'avventura nel paese del Nilo. Giunto al Ministero dei lavori pubblici egiziani, il giovane decoratore romano si fermò giusto il tempo per assumere l'incarico di assistente decoratore e di portare a termine l'incarico affidatogli dal grande Verrucci. L'Egitto degli anni Venti era però un'isola troppo ricca di opportunità per chi volesse affermarsi nel campo professionale e Mario Rossi seguì il suo istinto abbandonando gli incarichi pubblici per il lavoro privato. Egli assunse subito diversi appalti, utilizzando le ottime conoscenze nel Ministero dei Lavori Pubblici, tra i quali Mustafa Fahmi - successore dello stesso Verrucci - e nel Ministero dei WAKFS (amministrazione dei beni religiosi), ambiti nei quali ebbe modo di dimostrare la sua innata capacità artistica.
    Tra gli anni Venti e Ventinove, egli , in qualità di libero professionista, progettò Villa Tewfik (l'attuale sede dell'Istituto Orientale di Musica, in via Ramses) nonché Villa Afifi (struttura demolita però negli anni Ottanta)  e Villa Assem, ambedue nella città di Assem.
    Assunto nell'Ufficio tecnico dei Palazzi Reali, Mario Rossi ebbe modo di farsi apprezzare da Re Fuad, il sovrano che forse più di altri intuì le enormi capacità artigianali e tecniche delle maestranze italiane favorendo l'accrescimento di una folta comunità nazionale all'ombra delle Piramidi. Nel 1929 l'architetto decoratore partecipò ad una competizione tecnica indetta dal Ministero dei WAKFS, insieme ad altri 37 architetti di varie nazionalità. Tema del concorso: la realizzazione di un portale Mamelucco  della nuova sede del Ministero a Bulacco. Il romano sbaragliò la concorrenza aggiudicandosi il concorso ed entrando nel Ministero con il compito delicato di responsabile della progettazione di tutte le moschee d'Egitto. In questo importante veste egli prese tra l'altro il posto di Eugenio Valzania, altro architetto italiano affermatosi in terra africana. La sua carriera, dopo un primo ingresso nelle strutture pubbliche egiziane, rientrò quindi sui binari ufficiali e questa volta in un segmento molto difficile, quello della progettazione religiosa.
    Dopo aver assunto l'incarico, Mario Rossi, iniziò la progettazione della bellissima moschea di Abu el-Abbas el-Mursi, nella città di Alessandria e per sedici anni ne seguirà la lentissima costruzione. L'italiano inserì in questa opera una significativa innovazione: egli la progettò infatti con pianta ottagonale (questo tipo di pianta fino ad allora era riservato ai soli mausolei) e cambiò in pratica i dettami secolari dell'architettura islamica, costruendo un modello per i futuri progettisti.
    L'italiano raccolse enormi consensi per questa struttura religiosa dalle linee ardite e nei suoi trentadue anni di permanenza al Ministero progettò e costruì diversi edifici e moschee che oggi sono ammirati da tutto il mondo e studiati dai critici dell'architettura internazionale.
    Attratto irresistibilmente dalla lineare sontuosità dell'arte islamica fin dai primi giorni della sua permanenza in Egitto, il romano adoperò tutti gli anni di lavoro per assimilare con grande curiosità e applicazione le usanze e le tradizioni egiziane, fino ad una completa integrazione con il mondo arabo.
    I portali delle sue moschee, durante la prima fase della sua vita professionale in Egitto (fase che durò fino al 1950) evidenziavano un approccio molto ortodosso. Il romano rispettava infatti l'ordine dei Mamelucchi, degli Ottomani nelle sue scelte progettuali, realizzando portali riccamente decorati. Nella moschea di Al-Mursi El-Abbas, egli presentò un portale avente moltissimi punti in comune con gli ingressi ottomani di Damietta, Rosetta e Alessandria, durante il XVI e  XVII secolo. Lo spazio centrale arricchito con pannelli geometrici in stucco , presente nelle finestre a griglia dei Mamelucchi e altri particolari progettuali univano la storia musulmana attraverso le nuove realizzazioni e l'italiano divenne maestro nel reinterpretare, evidenziando l'eleganza, il legame dell'architettura locale e provinciale con i grandi temi architettonici della storia araba.
    La moschea di Al-Mursi venne inaugurata nel 1944, alla presenza di Re Faruk, il quale rimase estasiato dalle numerose scelte artistiche del romano ed espresse all'architetto il grandissimo apprezzamento personale per la grandiosa opera. La carriera di Rossi continuò sullo stesso binario per altri anni. In Egitto si era ormai completamente integrato e l'Europa, l'Italia rappresentavano  soltanto la meta dei suoi sopralluoghi artistici o dei suoi sporadici ritorni in famiglia. Nel 1946 iniziò la progettazione di un'altra moschea, quella di Al-Fuli nella città di Minieh, e dopo soli due anni passò alla progettazione della piccola moschea Al-Kaed Ibrahim, ad Alessandria, considerata da tutti il suo autentico capolavoro. L'anno seguente Rossi passò a progettare ancora un'altra moschea, quella di Mohammed Kurayim, adiacente al Palazzo Reale di Ras el-Tin, in Alessandria, confermandosi punto fermo essenziale per tutta la progettazione religiosa in Egitto. Dotato di grande senso artistico, egli si fece però conoscere anche per i suoi ritratti e le sue sculture, ancora oggi osannate dai critici d'arte (negli anni Trenta, la Galleria d'Arte Moderna di Roma acquistò una sua scultura e la espose con successo per molto tempo). Nell'architettura egli lasciò comunque la sua firma più evidente e da una prima fase , nella quale egli utilizzò vari elementi tipici della storia ottomana e mamelucca, passò ad una seconda fase, negli anni Cinquanta, nella quale egli introdusse elementi di modernità originali e audaci, ancora oggi studiati dagli allievi disegnatori di tutto il mondo.
    Immerso nel suo mondo religioso, Rossi costruì tantissime altre moschee e tra esse possono essere ricordate quelle di Zamalek, di Port-Said, di Quenah, le moschee al-Tabakh e al-Akhwan el-Muslimin al Cairo, la moschea Qahir el-Tatar a Heliopolis, quella di Shatby ad Alessandria. Numerosi furono anche gli edifici pubblici come il "Gabalaya House" a Zamalek, la sede del Ministero WAKFS di Alessandria, l'istituto religioso al-Azhar ad Assiut. Numerosi furono anche le progettazione di monumenti funerari nei cimiteri islamici del Cairo e sua fu anche la realizzazione del monumento ai Caduti in guerra nel cimitero latino del Cairo. Gran parte delle opere architettoniche moderne dell'Egitto religioso portano quindi il nome di un italianissimo progettista, votatosi con passione e dedizione a quel mondo coranico che lo avrebbe ripagato con il grandissimo rispetto e una fama che avrebbe scavalcato la sua stessa vita. Mario Rossi abbandonò la vita terrena nel 1961, morendo al Cairo, circondato dall'affetto di tutti gli egiziani e ancora oggi nel paese arabo il romano viene considerato un maestro geniale. Le sue realizzazioni vengono studiate nelle scuole arabe di architettura e imitate dai giovani architetti egiziani, a testimonianza di un lavoro italiano sempre protagonista nella storia dell'arte mondiale.
     

    Generoso D'Agnese,
    News ITALIA PRESS 

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