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  • Giuseppe Perovani - Gli affreschi della Nuova America

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    Le esperienze artistiche di Giuseppe Perovani, pittore e scultore nella neonata repubblica degli Stati Uniti


    Quella in cui arrivano, nel 1795 è una Philadelphia ancora ricca di fermenti idealistici, con una umanità varia che raccoglier intorno a sé il meglio del mondo intellettuale dei primi anni dello stato americano. Una città dunque piena di opportunità, nel quale il mestiere delle arti è visto con occhio benevolo dalla nuova classe borghese, avida di farsi immortalare da ritratti che ne onorano le ancora fresche gesta rivoluzionarie.
    Giuseppe Perovani e Giacinto Cocchi si adattano subito alla situazione e pubblicano il loro annuncio professionale sulla Federal Gazette della città, con il quale informano i potenziali clienti dell'apertura dell'atelier al n°87 di Second Street. Perovani ha trent'anni e si è lasciato alle spalle la natia Brescia portando con sé una grande abilità nella pittura e nella scultura. L'offerta al pubblico americano spazia dai pezzi storici ai ritratti, dai paesaggi ad olio a quelli affrescati e anche Cocchi dimostra un'innata abilita a realizzare ottime opere nei teatri, negli enti pubblici, negli ornamenti. Cocchi e Perovani iniziano un periodo alacre di lavoro. Di Perovani va ricordato il lavoro eseguito nel Salone di rappresentanza dell'Ambasciata Spagnola in Philadelphia, nella quale egli rivela in pieno il suo talento suscitando ammirazione in un critico conosciuto dell'epoca, Virgil Baker. Perovani, nei pochi anni di soggiorno americano, lascia ottimi segni della sua arte, smentendo lo scetticisimo con il quale Jefferson rispondeva ai tanti artisti europei interessati a crearsi un futuro nel neonato stato. "Il gusto per le arti raffinate non permette un grande ottimismo nei confronti degli artisti stranieri", aveva scritto l'uomo politico virginiano sconsigliando la traversata oceanica allo scultore - ex protetto di Napoleone - Lorenzo Bartolini, e ordinando invece numerose bottiglie di vino Montepulciano - un'arte naturale ben più stimata dal gotha americano! -.
    Perovani vincerà la sua sfida con l'impreparazione artistica americana, offrendo al pubblico tutti i tipi di pittura. Nel 1796, l'italiano annuncia alla cittadinanza la realizzazione di una mostra di statue aventi per soggetto Minerva in adorazione del busto di Washington, raccogliedo l'entusiastica approvazione della popolazione locale, fortemente imbibita di adorazione nazionalista. Quattro mesi più tardi, Perovani riceverà, in segno di riconoscenza, l'incarico di eseguire le scene per l'anfiteatro di New York, raccogliendo ancora una volta consensi. Staccatosi nel frattempo dal socio Cocchi, il bresciano prosegue la sua strada artistica fermandosi ancora un po' a New York. Qui eseguirà le decorazioni per il Festival Ballet Dance, nel Greenwich Theatre, realizzando un magnifico lavoro in onore del presidente John Adams. L'opera magna statunitense di Perovani rimarrà però il ritratto di George Washington, che ancora oggi è possibile ammirare nell'Accademia di San Fernando a Madrid. L'italiano dipingerà infatti il quadro su commissione del ministro Jaudenes, dell'ambasciata spagnola di Philadelphia, e una volta terminato lo venderà a Godoy, che negli stessi anni avrebbe acquistato anche un busto realizzato da Ceracchi. Anni dopo lo stesso Jaudanes, riacquisterà le due opere da Godoy e le porterà nella natia Spagna per esporrle nelle sale di San Fernando.
    Terminata l'esperienza americana, dopo cinque anni, l'artista bresciano decide di cambiare clima e umori, trasferendosi nella lussureggiante isola di Cuba. Nell'Isla Grande, il pittore riparte ancora una volta da zero mettendosi a disposizione delle famiglie facoltose delle città. Egli realizza magnifiche opere di scultura e interessanti affreschi nella cattedrale dell'Avana. Nella cappella del cimitero di Espada, l'italiano aveva lasciato in ricordo di sé un "Giorno del Giudizio" degno, secondo gli appassionati locali, della massima considerazione. Le magnifiche opere murarie dipinte nella cattedrale dell'Avana avranno però un triste destino. Esse verranno infatti ricoperte da altre aggiunte e da approssimative rettifiche, perdendo in gran parte la loro bellezza originaria. Da questo involontario scempio si salverà soltanto "L'Ascensione", che ancora oggi può essere ammirata nelle sue fattezze iniziali. La seconda tappa esistenziale di Perovani termina dopo una quindicina di anni. Esaurita la propria vena creativa nell'isola di Cuba, il bresciano cerca nuove emozioni nel vicino Messico. Ma della sua esperienza messicana rimane davvero pochissimo ai posteri. Confinato tra i ritrattisti delle famiglie facoltose, Giuseppe Perovani non avrà modo di godersi una felice vecchiaia. Nel 1835 egli sarà infatti una delle tante vittime dell'epidemia di colera, lasciando il suo corpo terreno nel Messico.
    Dimenticato, come troppi altri artisti italiani nel mondo, Perovani è stato recuperato solo di recente e nei libri d'arte americani il suo ritratto di Washington ancora oggi suscita ammirazione tra gli appassionati d'arte. Questo ritratto è conservato oggi nell'Ambasciata spagnola di Washington, a testimonianza della considerazione goduta da Perovani presso la corte spagnola. Tra Spagna e Repubblica degli Stati Uniti esiste anche una fitta corrispondenza in merito al ritratto dell'artista italiano, considerato uno dei capostipiti dell'arte americana contemporanea. Ma in Italia, ancora una volta c'è solo il silenzio per un suo figlio dalle ni d'oro, protagonista in un'America ancora vergine di arte.
     

    Generoso D'Agnese,
    News ITALIA PRESS

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