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  • Bruno Rossi - Il fondatore del Cosmic Ray Group

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    Bruno Rossi avviò la scuola italiana e americana di raggi cosmici e partecipò attivamente al progetto Manhattan


    Al premio Nobel ci arrivò vicino, ma non riuscì a stringerlo tra le mani. Eppure quella di Bruno Benedetto Rossi è davvero una storia di primati e di traguardi eccellenti raggiunti nella professione. Merito degli Stati Uniti che gli hanno dato asilo (con il Committee in aid of displaced scholars- l'organizzazione che si occupava di aiutare gli scienziati costretti ad emigrare per colpa dei regimi totalitari europei) durante gli anni bui del fascismo e della guerra italiana, merito di quella famigerata bomba atomica che vide anche lui entrare tra i collaboratori del gruppo Fermi, merito soprattutto suo, che con i suoi studi sui raggi cosmici diede vita a una vera e propria scuola italiana del settore, esaltando la fisica sperimentale targata Italia a livelli mai più raggiunti nel nostro presente.
    Bruno B. Rossi non era arrivato negli Stati Uniti sull'onda dell'entusiasmo per la ricerca americana. Laureato in fisica a Bologna nel 1927, Rossi era diventato assistente della cattedra di fisica sperimentale dell'Università di Firenze e qui aveva conosciuto scienziati del calibro di Garbasso, Righini e Racah. Nato a Venezia nel 1905, a soli ventitre anni si trovò quindi a collaborare con luminari della scienza italiana, una scienza che all'epoca prometteva di diventare un punto di forza della società europea.Negli anni fecondi di Firenze, lo scienziato veneto si interessò in particolare dei raggi cosmici, per i quali, dopo i risultati conseguiti nel primo quarto di secolo, si prefigurava un forte sviluppo. Chiamato a Padova nel 1932, Rossi divenne professore di ruolo e continuò i suoi studi dedicandosi contemporaneamente all'organizzazione del nuovo istituto di ricerca di cui divenne direttore nel 1937. Intanto, sul piano delle ricerche, il veneziano sviluppò una tecnica elettronica per la registrazione delle coincidenze temporali delle scariche e ne migliorò la risoluzione. Seguì con attenzione il comportamento dei raggi cosmici nell'attraversamento di spessori crescenti di materiali, studiando la natura delle radiazioni primarie. Il suo intuito scientifico e le sue teorie sulla deviazione dei raggi, lo portarono ad organizzare una spedizione all'Asmara e nella città eritrea egli trovò la soluzione alle sue considerazioni, potendo stabilire il segno positivo della carica dei raggi. Per i profani tali conclusioni possono sembrare totalmente astratte, ma tali non sono, avendo contribuito esse stesse alla nascita della fisica nucleare e atomica. Arrivato a questa prestigiosa conclusione contemporaneamente agli scienziati Compton e Alvarez, Rossi non fece in tempo a gioire delle sue ricerche. Nel 1938 arrivarono infatti anche in Italia le leggi razziali e l'aria pesante che iniziava a gravitare intorno agli ebrei suggerì a Rossi di abbandonare la sua nazione per trasferirsi a Chicago, invitato direttamente dallo stesso Arthur Compton. Negli Stati Uniti divenne "research associate" presso la Cornell University, impiego che mantenne dal 1939 fino al 1943, anno in cui fu inglobato nel progetto Manhattan. Negli anni di Chicago, Bruno Rossi cominciò ad allestire la strumentazione per alcun esperimenti sull'instabilità radioattiva del mesotrone; in collaborazione con i giovani ricercatori Hilberry e Hoag, e con il finanziamento generoso di Compton, il veneziano si recò sul monte Evans, in Colorado per scoprire l'evidenza del decadimento dei mesotroni. Egli pubblicò i suoi risultati sul Physical Review e in negli stessi giorni poté incontrare l'amico Amaldi, di passaggio negli USA per un viaggio studio sui ciclotroni (gli acceleratori di particelle). Informato degli studi condotti in Italia sullo stesso settore da Bernardini, e del definitivo crollo di ogni speranza democratica, Rossi continuò sui suoi passi con ancora più energia e fondò la scuola americana di fisica dei raggi cosmici e fisica spaziale, della quale fu incontrastato punto riferimento per almeno due decenni dopo la fine della guerra. Le cattive notizie provenienti dall'Europa e da tanti suoi famliari ebrei lo indussero ad abbracciare senza esitazione la ricerca bellica : per conto del Radiation Laboratory del Massachussetts Institute of Technology lavorò per lo sviluppo del radar. All'inizio di luglio del 1943 arrivarono i giorni di ..."grande, penosa, incertezza.". Rossi venne invitato a partecipare al progetto Manhattan e dovette meditare a lungo prima di accettare.
    "Rifuggivo dall'idea di partecipare allo sviluppo di un ordigno così spaventoso, come sarebbe stata la bomba atomica. D'altra parte ero terribilmente preoccupato, così come molti altri, dal pericolo che in Germania, dove era stata scoperta la fissione, si fosse vicini a realizzare l bomba. Ricordo chiaramente con che animo decisi di andare a Los Alamos. Speravo che il nostro lavoro avrebbe dimostrato l'impossibilit di fare la bomba, ma avevo anche concluso che se, viceversa, la cosa fosse risultata possibile, occorreva evitare ogni costo che Hitler avesse la bomba prima di noi."
    Con tale consapevolezza Bruno Rossi entrò a far parte del Detector Group di Los Alamos, con l'incarico di progettare e costruire la strumentazione per gli esperimenti sulla fissione, in particolare nel campo dei rivelatori di radiazione e dei circuiti elettronici, in cui egli poté utilizzare le sue conoscenze sui raggi cosmici. Dal suo impegno uscirono le "camere di ionizzazione veloci" e varie altre applicazioni per i diversi gruppi di studio, ma anche esperimenti di vitale importanza per la realizzazione tecnica delle bombe a fissione e i suoi sforzi segnarono una svolta decisiva nel programma di sviluppo della bomba al plutonio. Il veneziano partecipò, tra l'altro al Trinity Test di Alamagordo, per misurare l'attività nucleare all'inizio della reazione a catena. Il 16 luglio del 1945 l'italiano era presente allo scoppio della prima bomba atomica, e venne atterrito dal'abbagliante fiammata, e dal gigantesco fungo.
    Con quello scoppio tutti i suoi studi si erano rivelati esatti ma sul suo viso non c'era soddisfazione. Rossi sapeva quanta distruzione avrebbe portato quell'energia racchiusa nelle bombe atomiche. L'età dell'innocenza era definitivamente tramontata per gli scienziati nucleari e il devastante resoconto di Hiroshima e Nagasaki minarono profondamente l'anima dell'italiano. Ma il suo dovere di scienziato era quello di andare avanti. Con il suo Cosmic Ray Group proseguì gli studi sui cosiddetti "muoni" e promosse ricerche di astronomia ai raggi X, divenute possibili nel dopoguerra grazie all'evoluzione dei veicoli spaziali. I suoi studi portarono alla scoperta di nuove sorgenti cosmiche di raggi X e con tale bagaglio di successo ritornò in Italia nel 1974, destinazione Palermo. Egli accettò infatti la cattedra di di complementi di fisica generale, dove insegnò fino al 1980. Rientrò infine in America, per godersi i meritati successi e una pensione ricca di testi. Fecondo autore, scrisse anche una sua autobiografia, lasciando ai posteri i suoi tormenti "umanitari" e il giudizio sul suo comportamento. La morte volle raggiungerlo in terra americana. Rossi morì infatti a Boston nel 1993, cittadino adottivo di una nazione che gli aveva offerto grande occasione della sua vita: lo sguardo nel cosmo!
     

    Generoso D'Agnese,
    News ITALIA PRESS 

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