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Progetto Italici
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Il Progetto Italici si colloca nel contesto generale dei nuovi popoli e delle grandi comunità globali nell'epoca della globalizzazione e della glocalizzazione.
Nell'accezione di Globus et Locus, gli italici sono: italiani di origine e di varia generazione (esiti dei vecchi processi migratori e delle nuove mobilità dell'epoca globale); ticinesi, dalmati, sammarinesi, nonché loro oriundi in Europa, Canada, U.S., America Latina, Australia ecc., ma anche italofili, i quali pur non avendo necessariamente legami di formale cittadinanza con l'Italia, non di meno sono pronti a riconoscersi come simpatizzanti per la cultura, gli interessi, i valori propri della civilizzazione italica.
Il Progetto Italici promosso dall’Associazione Globus et Locus si pone i seguenti fondamentali obiettivi:
- Analizzare il fenomeno degli italici, definirlo nelle sue implicazioni sociologiche, politiche ed economiche.
- favorire l’aggregazione della vasta e articolata comunità italica, in primo luogo utilizzando lo strumento web come “agorà virtuale” dove interconnettere le diverse reti funzionali italiche che attraversano il mondo globalizzato all'insegna dello slogan "italici di tutto il mondo unitevi".
- promuovere incontri, collaborazioni e sinergie progettuali e operative fra gli attori di riferimento della “comunità italica”.
- promuovere un’iniziativa reticolare di riferimento per tutti coloro (Fondazioni, Regioni, Enti territoriali, Camere di Commercio, Università, imprese ecc.) che operano per lo sviluppo del territorio e delle comunità locali e, in queste attività, necessariamente incrociano anche le “diaspore dei localismi” (lombardi, veneti, piemontesi nel mondo, ecc.).
La diaspora italica è infatti una grande risorsa che va resa visibile e di cui va riconosciuta e colta la soggettività: una risorsa per le società di accoglienza e di appartenenza; una risorsa per le comunità locali e regionali di origine e di provenienza; infine anche una risorsa per il mondo sempre più precario e incerto che si prospetta. Un mondo che ha bisogno di nuovi attori e di nuove culture in grado di garantire un livello più adeguato ed efficace di governance globale e a cui la nostra diaspora può offrire il contributo della sua identità ed esperienza “glocali” e delle reti di relazioni che da queste conseguono.
Analizzare il fenomeno nelle sue implicazioni sociologiche, politiche ed economiche e favorire l’aggregazione della comunità virtuale cui fa riferimento è pertanto lo scopo del “Progetto Italici”.
Convegni e Seminari:
Seminari in collaborazione con la Catholic University of America
Il concetto di “italicità”
La prima domanda è: perché parlare di “italici” e non, secondo l’uso più comune e tradizionale, di “italiani”?; che cosa distingue il concetto di “italici” da quello di “italiani”?
In sintesi, per "italici", e quindi per "italicità", s’intende un’appartenenza non etnico-linguistica (le persone di origine italiana che parlano la lingua italiana) né giuridico-istituzionale (gli italiani che hanno la cittadinanza italiana), ma in senso lato "culturale".
Si tratta infatti di una comunità – si stimano almeno 60 milioni di persone di origine italiana nel mondo e in senso più esteso, comprensivo degli “italofili”, la stima sale a oltre 200 milioni – costituita non solo dagli Italiani emigrati e dai loro discendenti, dalle comunità italofone dei Ticinesi, Sammarinesi, Istriani ecc.,ma anche da tutti coloro che in qualche modo “si sentono” italici, perché hanno apprezzato e condiviso – attraverso l’incontro con persone, con cose (i prodotti del Made in Italy) e con “segni” (dall’informazione all’arte, dal cinema a tutti gli strumenti tecnologici che alimentano il nostro “immaginario collettivo”) del “mondo italico” – valori e interessi dell’Italian way of life.
Le migliaia di associazioni, di comunità, di centri di incontro fra persone di origine italiana esistenti in tutti i continenti testimoniano la diffusione e la vitalità di questa grande “comunità di sentimento”: una delle imponenti diaspore transnazionali che caratterizzano in misura crescente il mondo nell’età della globalizzazione.